Prosopagnosia: un disturbo più diffuso di quanto si pensi
La prosopagnosia, o cecità facciale, è un disturbo neurologico che rende difficile riconoscere i volti, anche familiari. Questa condizione può essere congenita, legata a fattori genetici, o acquisita, a seguito di traumi cerebrali o ictus. Sebbene un tempo fosse considerata rara, studi recenti indicano che colpisce tra l’1% e il 5% degli adulti, con diversi livelli di gravità. Le persone affette, pur vedendo chiaramente, non riescono a elaborare i dettagli del volto, come spiegano esperti di neurologia.
A parlare di questa difficile condizione è un articolo pubblicato su nationalgeographic.it
Esistono due forme principali di prosopagnosia: evolutiva e acquisita. Nella prima, spesso familiare, si sospetta una base genetica, anche se non ancora confermata. La forma acquisita è invece legata a lesioni cerebrali. Gli studi hanno evidenziato che in chi soffre di questa patologia le connessioni tra l’area fusiforme del volto e altre aree cerebrali sono ridotte.
Molti non si accorgono di avere questo problema fino all’età adulta, attribuendo la difficoltà a disattenzione o scarsa memoria. La prosopagnosia è più frequente tra chi presenta disturbi dello spettro autistico, probabilmente a causa del ridotto contatto visivo. La condizione si manifesta anche attraverso strategie di elaborazione visiva diverse: chi ne soffre tende a osservare la bocca invece degli occhi, a differenza dei “super-ricognitori” che si concentrano sul naso e il centro del viso.
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